Più Maturo!

maturitàSarà per il fatto che i numeri non mi hanno mai eccitato, o forse per tener fede alla famosa favola di Esopo, quella della volpe che non raggiungendo l’uva dice che è acerba, che questi Esami di Stato, per molti fonte di terrore, per altri una sfida destabilizzante al limite dei migliori film del ciclo “Alta tensione”, sono scivolati via, esauriti in poche emozioni e dileguati nella passività caotica del mio esistere.

Nessun brivido lungo la schiena, nessun batticuore, nessuna lacrima per la tensione, e come più si confa a me, nessun attacco isterico sottoforma di risate sguaiate…nulla di nulla!
Il primo giorno, il giorno della prova d’Italiano, sono arrivato a scuola come sempre nel momento in cui è stato fatto il mio nome -la possibilità di arrivare un po’ prima è sfumata quando mi son accorto di aver dimenticato il vocabolario- e da elenco, mi son ritrovato sotto la cattedra della commisione pronto per essere colpito dalla pioggerellina di saliva lanciata dal sorridente-austero presidente, nonché l’odore della profumata colazione che ha alietato l’attesa di quelli mentre noi, con le mani sudate, cercavamo di arrabattare qualche parola.
Se l’occasione fa l’uomo ladro, Svevo fresco di lettura fa della penna una rapida compagna di impressioni segnate sul foglio e straripanti nella colonna proibita. Ma con Italiano si giocava in casa!

Per la legge del panta rei, così come la prova d’Italiano aveva lasciato il tempo che aveva trovato, l’indomani si sarebbe consumato in egual misura, e dopo aver studiato nel pomeriggio fino all’01.00, mi sono abbandonato a un profondo sonno; poco è valsa la ripetizione del mattino dopo, bisognava scendere in campo. Sei ore di sguardi inseguiti, di parole sussurate, di aiuti più o meno taciuti, di passaggi più o meno copiati, e al termine delle sei ore anche la prova era scivolata via tra le file del passato, e a chi mi chiedeva come fosse andata, ormai il dado era stato tratto. Prova di matematica perché frequento…opps frequentavo il Liceo Scientifico.

Per la legge di cui sopra, le tre ore del Lunedì scivolarono ancora più rapide. Ma il tempo inganna e 13 giorni sembrano una eternità per un ragazzo chiamato a concludere il suo lavoro, così ho riaperto libro dopo una piacevole settimana di vacanze e oggi il momento finale.

Ho ascoltato nel tragitto casa-scuola We Will Rock You, ma non crediate che fosse dovuto alla paura, e ho versato qualche lacrima quando ho attraversato l’ingresso della scuola, ma non era una manifestazione di panico, era soltanto l’utima manifestazione del mio amore per quella odiata scuola. Ancora 30-45 minuti e tutto è volato via, quel pizzico di tensione, il pensiero dell’appuntamento incombente, l’attesa per l’inizio delle vacanze…non caricato di una qualche emozione in più, come anche non dilaniato dal rimpianto che sarebbe potuta andar meglio, cosciente o snobbando ipocritamentente un Esame che poca parte ha avuto nella mia vita…

…eppure camminando per strada, attraversando l’incrocio, ho sentito in me vibrare un brivido di mista felicita a compiacimento, il compiacimento di un me PIU’ MATURO!

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